Lupo 🗓

Venerdì 2 dicembre

16,00-17,30

Lupo di Carmelo Vassallo

Reading di Savì Manna

Spettacolo teatrale

Palazzo della Cultura

 

Lupo è un testo teatrale scritto dal noto drammaturgo, regista ed attore catanese Carmelo Vassallo.
E’ un racconto scritto con un linguaggio terragno, in catanese stretto, e affronta il temi delicato dell’omosessualità e dei suoi tabù. Cocimo si affaccia alla finestra del suo balcone in una notte eccezionalmente stellata. Ci vuol raccontare, sottovoce, la verità, quella vera come dice lui, di un’estate di quindici anni prima. Una stagione calda di gioco e divertimento passata tra i vicoli e le strade del quartiere popolare “S. Cristoforo” di Catania e finita drammaticamente nel lutto.

Cocimo è in vestaglia bianca, quella di sua madre con cui divide tutto dalla nascita, in piedi sul balcone a parlarci di quell’estate da quindicenne. Adesso ha trent’anni, tanti quanti ne aveva Lupo all’epoca dei fatti narrati.

Con Lupo ha diviso le gioie dei suoi quindici anni, un amico di quartiere con cui amava giocare a calcetto, fare infiniti giri in vespa ed andare a mangiare la carne di cavallo. Un legame nato come tanti per interessi e svaghi in comune. Lupo per il ragazzo rappresenta una sorta di fratello maggiore dispensatore di consigli di vita e dal quale farsi difendere dai bulli del quartiere malfamato. Un’estate intensa che lega i due in modo forte. Cocimo si attacca fortemente a Lupo il suo legame da semplice si trasforma in ossessivo, quasi morboso. Il ragazzino si accorge di essere quasi dipendente dalla figura carismatica di Lupo, se lo sogna la notte, la sua voce gli rimbalza nel cervello ad ogni ora del giorno. Cocimo è confuso da queste sensazioni e cerca di combatterle, inutilmente.

Il rapporto del giovane nei confronti dell’amico più grande diviene sempre più ossessionante, fino ad arrivare ad un triste e doloroso delirio criminale che porta Cocimo ad accoltellare a morte Lupo.

“Lupo” è metafora di tanti rapporti nascosti e contraddistinti dall’incapacità di comunicare in modo sincero. Cocimo respinge le sue emozioni ritenendole improprie in un rapporto d’amicizia, le nasconde anche al diretto interessato, Lupo, che diventa vittima inconsapevole e passiva dei deliri ossessionati del ragazzo. Una storia ambientata nella periferia popolare catanese, ma che può essere tranquillamente trasposta in qualsiasi altra realtà del genere dove l’apparenza è più forte e radicata delle vere sensazioni.

Carmelo Vassallo, autore e regista di “Lupo” descrive cosi i suoi personaggi: “Lupo e Cocimo si parlano, ci parlano; parole segnate dall’incomunicabilità. Una favola oscura, avvinghiata al dialetto catanese stretto di musicalità fluida ed ipnotica, restituito dai due protagonisti con ritmi e gergalità diverse e complementari – continua l’autore catanese – . Il testo organizza il dramma dolce e violento di due ragazzi di quartieri emarginati, ululanti di rabbia e di dolore ad una città che non ha interesse ad ascoltarli". L’ululato alla luna di Lupo non è solo il pianto di dolore di un uomo, è il pianto di dolore di tanti individui costretti a soffocare se stessi.

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